Una questione di rispetto.
Per l’ennesima volta, durante lo scorso consiglio comunale, si è assistito ad attacchi da parte dei consiglieri di minoranza nei confronti dell’operato di Cambia Mezzago.
Questo, in sé, non sarebbe un problema, perché il dialogo in consiglio è da sempre piuttosto serrato e mette a confronto due visioni anche molto differenti. Tuttavia, sia l’oggetto degli interventi della minoranza sia i toni usati sono veramente esecrabili, e andiamo a vedere il perché.
Attacchi agli Uffici e Richieste Capziose
Anzitutto, si è assistito a un attacco agli uffici totalmente ingiustificato, in cui si è messa in discussione la competenza del segretario comunale. Badate bene, non si è posta una domanda per verificare se qualcosa fosse sfuggita, ma si è affermato che una delibera della Giunta non fosse legittima e si è chiesto alla Giunta di auto-annullarla.
L’esito della richiesta è stato scontato, con la conferma da parte del Segretario Comunale in una comunicazione al Prefetto della correttezza di quanto fatto. Scontato è stato anche il seguente tentativo di utilizzare questo punto per tornare su quanto deliberato, argomento in realtà non legato al punto e già ampiamente discusso nel consiglio precedente. Fa sorridere sentire dire che questo riproporre cose già trattate e fuori tema serva a far capire il motivo della richiesta di annullamento, senza rendersi conto che se è stata seguita una procedura errata, questa va segnalata e corretta a prescindere, e non solo perché porta avanti modifiche sgradite.
Volontariato in Biblioteca e Polemiche Ingiustificate
Successivamente, si è reclamato per un intervento di volontariato in Biblioteca da parte del gruppo di maggioranza, e ci si è lamentati per il “buttare libri” senza prima offrirli a scuole o associazioni.
È ovviamente falsa l’affermazione che i libri siano stati buttati. È vero, invece, che molti volumi (oltre 4000 titoli) devono essere eliminati perché obsoleti, non richiesti da almeno 10 anni o in cattivo stato, come richiesto dal sistema bibliotecario CUBI, e attendono il benestare del Ministero dei Beni Culturali.
È parimenti capziosa l’affermazione che si sarebbe dovuta aprire a tutta la cittadinanza la richiesta di partecipazione ai lavori in biblioteca: siamo già avvezzi al tipo di partecipazione che le iniziative dell’amministrazione raccolgono. Questa si risolve in critiche, sparute apparizioni sul campo, promesse di contribuzione disattese (come con il materiale per il rinnovato Spazio Giovani, mai visto) e totale assenza di fasi propositive.
Un Dibattito che Sconfina nel Personale
Riportiamo questi episodi perché da questi comportamenti si evince che ciò che avviene in aula non è un dibattito politico, che si riferisce esclusivamente alle idee e alle loro realizzazioni. Quello che avviene è un attacco personale all’onorabilità delle persone di maggioranza.
Siamo dipinti come sbandati privi di direzione, dilettanti allo sbaraglio incapaci di valutazioni e di assumersi le proprie responsabilità, avidi amministratori intenti solo a fare cassa sulle spalle dei cittadini. Insomma, gente brutta e cattiva che ha in mente tutto tranne che il bene del paese.
Noi a questo non ci stiamo. Sebbene siamo ben consapevoli di essere umani e quindi fallibili, su una cosa siamo certi: noi amiamo il paese e dedichiamo tantissime energie e tempo per renderlo sempre migliore. Questo è l’unico scopo per cui ci siamo candidati per amministrarlo ed è l’unico obiettivo della nostra azione. Quanto facciamo può essere o meno gradito alla minoranza, ma è frutto di attente discussioni che coinvolgono l’analisi dei bisogni e la valutazione delle risorse a disposizione, per cercare di ottenere il maggior beneficio per i cittadini.
Pretendiamo Rispetto
Prendiamo in prestito una parola usata dal capogruppo della minoranza per descrivere non tanto come ci sentiamo noi, ma come si sente la società tutta di fronte a tanto ciarpame: AVVILITI.
Pretendiamo un dibattito di maggiore qualità e rispetto. Non vogliamo antagonismo e contrapposizione, ma critica franca. Usciamo dalla logica della campagna elettorale permanente, perché altrimenti si finisce solo per seminare confusione tra i cittadini e per rinforzare una già preesistente divisione del paese.

